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Gestione e non smaltimento dei rifiuti

Immagine tratta dal sito: www.ponentevarazzino.com

di Giovanni Iudicone*

Primo imperativo: ridurre la produzione dei rifiuti
I rifiuti, come afferma Guido Viale, sono un flusso uscente in risposta ad un flusso di prodotti entranti, per ridurli occorre agire su questo processo. Lasciandoli crescere indefinitamente non ci sarà tecnologia che possa aiutarci a liberarcene, come nel caso dell'allagamento di un'abitazione per un rubinetto lasciato aperto, non saranno mai sufficienti stracci e secchi per eliminare l'acqua se prima non corriamo a fermarne la fuoriuscita.
Ridurre, quindi, la produzione dei rifiuti è il primo passo per una gestione realistica dei rifiuti; ci sono molte esperienze in atto, dall'eliminazione dell'usa e getta nelle mense pubbliche all'uso dei dispenser di prodotti sfusi, alla reintroduzione del vuoto a rendere, all'abolizione dei sacchetti di plastica, alla drastica riduzione degli imballaggi.

Cosa fare, però, dei rifiuti che comunque vengono prodotti?
Una semplice riflessione sulla caratteristica del nostro pianeta che si presenta come un sistema aperto rispetto a flussi energetici e decisamente chiuso rispetto a flussi di materia, ci costringe a considerare i rifiuti in relazione alla limitatezza delle risorse naturali.
Lo sviluppo economico che stiamo perseguendo segue un andamento lineare del tipo prelievo-produzione-consumo-scarto, e pertanto deve fare i conti con i limiti delle risorse. Oltretutto, sottopone l'ambiente a un duplice stress, da una parte questo deve fornire le risorse e dall'altra è costretto a ricevere gli scarti.
Non si potrà andare avanti così ancora per molto tempo se vogliamo lasciare alle future generazioni risorse tali da garantire un standard di vita almeno simile a quello attuale. Dobbiamo, quindi, recuperare il materiale dei prodotti post-consumo per ridurre il prelievo delle risorse naturali, ma prima ancora sarà necessario riutilizzare i beni progettandoli in modo da allungarne l'esistenza.

I rifiuti, quindi, da problema a risorsa
Il confronto del recupero energetico tra le diverse modalità di trattamento dei rifiuti giustifica la gerarchia prevista dalle Direttive europee e da leggi nazionali che mettono al primo posto la riduzione (non produzione) seguita dal riuso dei beni, dal riciclo dei materiali e dal recupero energetico. La marginalità del recupero energetico è tale che nessun imprenditore costruirebbe inceneritori se non ci fossero (solo in Italia ) gli incentivi pubblici che vengono riconosciuti alla produzione di energia elettrica tramite la combustione dei rifiuti, incentivi pagati da ogni cittadino tramite la bolletta ENEL.
Per valorizzare i materiali con cui sono stati prodotti i rifiuti è necessario raccoglierli in maniera differenziata.
La crisi che stanno attraversando le città che ancora non hanno fatto scelte virtuose è la crisi del sistema che ha i fondamenti sul sacchetto per contenere i rifiuti e sui cassonetti stradali.
Tutte le città che hanno tolto i cassonetti stradali per raccogliere i rifiuti porta a porta ne sono uscite.
La differenziazione dei rifiuti si fa in casa con un piccolo gesto individuale che dà un valore aggiunto ai materiali; in questo modo questi possono prendere la strada saggia delle filiere per essere utilizzati nella produzione di altri beni di consumo. L'organico viene avviato negli impianti di compostaggio, la carta nelle cartiere, il vetro nelle vetrerie e così via.
L'occupazione di addetti si raddoppia e le città ne acquistano in decoro e in spazi recuperati per una migliore qualità della vita.
Continuare a tenere i cassonetti stradali, anche se diversi per ogni tipo di rifiuto, significa di fatto non differenziare perché, non essendoci alcun controllo, la qualità dei materiali depositati è troppo scadente per essere accettati dalle industrie.
Questo costringe ad avviare i rifiuti verso impianti di preselezione dove con trattamenti meccanico-biologici, dopo l'eliminazione di residui metallici, vengono trasformati in Combustibile Da Rifiuti (CDR), in Frazione Organica Stabilizzata (FOS) e scarti, ciascuno in ragione di un terzo del flusso entrante.
È evidente che in questo modo si recupera soltanto il materiale ferroso e l'energia della combustione del CDR, che non raggiunge il 10% del contenuto energetico della massa dei rifiuti. La FOS, se non ha la qualità per altri usi come la copertura di cave abbandonate o la bonifica di siti degradati, e gli scarti che insieme superano il 60% del totale andranno in discarica. Il processo alla fine si configura come uno smaltimento e non una saggia gestione del ciclo dei rifiuti.
Il confronto tra le metodologie della raccolta è tutto a favore del porta a porta.
Infatti, questo è già educativo in sé spingendo i cittadini a produrre meno rifiuti dovendo tenerli per un po' in casa, comporta alte percentuali di differenziazione e il residuo, molto selezionato, se venisse bruciato farebbe poche scorie (in gran parte pericolose).
Inoltre, sono uguali gli ordini di grandezza del residuo della raccolta differenziata porta a porta e di quanto resta della raccolta stradale, ma dopo l'incenerimento.

Come incentivare la raccolta differenziata
Cosa fare, allora?
- Separare i rifiuti domestici da quelli derivanti dalle attività
- Avvicinare la raccolta ai luoghi di produzione dei rifiuti
- Introdurre i cassonetti condominiali, lasciando per strada soltanto i mini cestini
- Ritornare al servizio di raccolta porta a porta
- Passare
dalla tassa alla tariffa: chi più separa meno paga

Operativamente le pubbliche amministrazioni devono affidare a un tecnico qualificato l'elaborazione di un progetto che dovrà prevedere:
1. Lo studio del territorio, degli insediamenti, delle attività, della mobilità, ecc.
2. Il calcolo in percentuale e in valore assoluto della produzione delle diverse tipologie di rifiuti per dimensionare il servizio di raccolta differenziata
3. Una fase ampia di informazione e sensibilizzazione, con distribuzione di materiale illustrativo e del calendario dei passaggi domiciliari, prolungata oltre l'avvio del servizio con iniziative nelle scuole e nei centri di aggregazione sociale
4. L'apertura di un ecocentro dove l'utenza possa conferire, oltre agli oggetti ingombranti, anche il separato non consegnato nel giorno fissato nel calendario
5. L'apertura di un ecosportello cui l'utenza possa riferirsi per informazioni, consigli, suggerimenti.

In conclusione, nel contesto generale di diminuzione delle risorse e del riscaldamento globale, la gestione dei rifiuti con il recupero spinto dei materiali può dare un contributo non marginale.
Non possiamo, però, trascurare il fatto che siamo tutti invitati a una maggiore sobrietà negli stili di vita.

*Fisico; si occupa da decenni di problemi ambientali e attualmente è il responsabile del settore rifiuti per il WWF-Sezione Lazio.


Aggiornato il 5/11/2009

Istanza_rimborso_imu

Roma L'Imu è incostituzionale. E i contribuenti potranno chiederne il rimborso al servizio tributi del proprio Comune.

L'idea shock è dell'ex ministro Giulio Tremonti, che nel corso della trasmissione In Onda, su La 7, condotta da Nicola Porro e Luca Telese, spiega: «L'Imu viola la Costituzione per la rivalutazione di colpo e di imperio delle rendite catastali a cui è incardinata, che peraltro non coincidono necessariamente con il valore degli immobili». Questo fa dell'imposta una sorta di «patrimoniale permanente», peraltro inflitta in un periodo di gravissima crisi. «Il debito di imposta - spiega Tremonti - resta negli anni invariato mentre i valori immobiliari precipitano, creando uno scollamento dai principi costituzionali di capacità contributiva e di eguaglianza tra i cittadini. Si crea di fatto una discriminazione tra chi, godendo di alti redditi, potrà conservare la proprietà dell'immobile e chi, non avendo redditi sufficienti per pagare l'Imu, sarà costretto a venderlo. In questo modo l'Imu va in direzione radicalmente opposta alla carta costituzionale: non favorisce l'accesso alla proprietà dell'abitazione e non tutela il risparmio», diventando addirittura un'«imposta contro il patrimonio. Disumana per le famiglie e suicida per l'economia, che resta bloccata».

Leggi tutto: Imu incostituzionale: ecco come riaverla                                                          ...

La legge 11 dicembre 2012, n. 220, “Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici”, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 293 del 17/12/2012. Le nuove norme entrano in vigore il 18 giugno 2013.

Clicca sull'immagine per scaricare il testo completo.

Fonte: Il sole 24 ore

Ormai ci stiamo avvicinando alla fatidica data del 17/12/2012, termine ultimo per versamento del saldo della tanto odiataIMU. Dato che, come ormai sembra assodato, l’IMU contribuirà in maniera determinante al “prosciugamento” della XIII (per chi ha la fortuna di averla ancora), ritengo opportuno ricordare la facoltà di pagare l’IMU oltre il termine stabilito, laddove proprio non si hanno sufficienti risorse finanziarie per affrontare il balzello.

Il pagamento in ritardo, tecnicamente detto “ravvedimento operoso” può avvenire secondo tre diversi modi in relazione al differimento dei termini rispetto alla scadenza originaria. Il ravvedimento può essere “Sprint”, “Breve” e “Lungo”.

Leggi tutto: Scadenza Imu a meno di una settimana dal termine ultimo

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